Le mie vacanze in bicicletta

24/07/2009

Prima di partire voglio completare il racconto delle scorse vacanze di cui conservo un ricordo splendido.

Finalmente posso raccontare di una vacanza in bicicletta vissuta in prima persona. Vero che in precedenza avevo pedalato a zonzo per Berlino, Londra, tra Bolzano e la val Venosta, e a Roma, e che a Giugno si era nuovamente a Roma, stavolta in  Ciemmona, e poi all’Elba, ma altra cosa sono due settimane sui pedali.

Per la prima volta mi affido all’esperienza di Evi che vince le mie scarse residue resistenze proponendomi, cartina alla mano, un itinerario tra Croazia e Bosnia-Erzegovina. Non si programmano le tappe, nè ci faremo guidare dalla Lonely Planet, l’obiettivo è raggiungere Sarajevo partendo da Split (Spalato), per concludere a Dubrovnik.

Col treno, semivuoto, fino ad Ancona ed un bellissimo traghetto occupato dalla masnada italica, arriviamo domenica di buon mattino alla partenza. Un giretto per le vie che si affacciano sul porto e per il mercato, ci sediamo per l’indispensabile caffè, e, raggiunta una spiaggia tranquilla per la vestizione, si parte.

Ci accorgiamo in fretta che dovremo condividere la strada con auto e tir, poiché il sentiero che corre in riva al mare è destinata ai bagnanti. Dunque a capofitto sui saliscendi morbidi; un occhio a destra agli scorci blu, a sinistra la roccia, vediamo scorrere le prime località turistiche superando i mezzi motorizzati che poco prima hanno fatto lo stesso con noi trasmettendoci qualche vibrazione. La prima sosta è ad Omis, bel borgo ed un ottimo ristorante, dove forse esageriamo con un piattone di pesce, e non vogliamo nemmeno rinviare il primo bagno e la siesta. La calma porta consiglio e decidiamo di evitare il traffico seguendo il kanjon del Cetine, che corre parallelo al mare. Incontriamo la prima salita impegnativa, ed le discese sono vorticose. Il bagno nel fiume offre lo spunto per provare il tapì-najant. Un’altra salita e possiamo ammirare il corso ella valle, verdissima e morbida. Sulla statale il traffico è intenso ed inizia a calare il sole, le lucine servivano dunque! Si pedala sulla roccia grigia che ammiravamo, la strada serpeggia tra le cime,e riecco il mare. Troveremo velocemente una sistemazione e la doccia ci rigenera e si brinda con Pelincovac alla bella giornata.

La costa dalmata continuerà a riservare la stessa cornice, senza essere monotona, scorci mozzafiato e lunari si susseguono, sarà la fatica? Le spiagge sono affollate, i borghi ben tenuti, ai mercati facciamo lo slalom tra frutta  italiani, vogliamo solo prodotti a basso impatto. Non imparerò lo slavo ma ci si capisce. Evi padroneggia almeno le frasi di cortesia. Dormiremo a Brela e Gradac prima di abbandonare la costa e la catena di isole antistanti. Seguiamo il corso del fiume Neretva che risaliremo oltre confine. La strada per Metkovic, quella secondaria che ci mostra scorci di vita rurale,  si percorre senza mani. Una sosta sul fiume e siamo nella città di confine. E’ nuovamente l’imbrunire, ma stamattina ci siamo goduti il mare. La sera la città è deserta, si passeggia e si sentono voci di ragazzi.

La mattina si pedala senza sosta fino a Mostar, stavolta arriviamo verso l’una. Ci ritroviamo alle spalle del mercato, la birra è calda, il fiume scorre una ventina di metri più sotto il ponte è li. Presto raggiungeremo chi si tuffa dalla riva. Un ragazzo che vive a Pescara racconta della guerra e, con amore, dell’Italia che gli nega un permesso di soggiorno duraturo, anche dopo quindici anni. Molte case e palazzi portano i segni dei colpi, altri, svuotati, ospitano alberi affacciati alle finestre. Chi ha visitato la città prima del 90 rimane incredulo. Mostar è comunque rimasta la città della luce.

Non si riesce proprio a partire di buon mattino, e le gomme continuano ad essere leggermente sgonfie, ma ciclisti non se ne vedono e  il negozio che incontriamo fuori città ci propone una pompa inutilizzabile. Il Neretva è alla nostra sinistra ed ancora si alternano croci e bandiere croate ai minareti. Più in la incrociamo un ciclista in maglia rosa e Mbk, poi anche le auto sono più rare. Scorrono moderni e colorati allevamenti ittici, una centrale idroelettrica, casette abbarbicate. Arriviamo stremati alle porte di Jablanica. Acqua dal rubinetto e birra stavolta sono freschissime. Ci facciamo tentare dall’agnello, solo un assaggio, che si scioglie in bocca. Si riparte solo per raggiungere la cittadina e proseguire il relax, fa troppo caldo. Nel parchetto ombreggiato osservo la vita che scorre rilassata e socializziamo coi ragazzi. Due giovanissimi ciclisti ci accompagnano fino alla strada extraurbana, dev’essere il limite invalicabile. Non possiamo che essere d’accordo coi genitori ma è un peccato, a poca distanza il fiume diventa lago, si respira nuovamente aria balneare. Sfrutto la verve ed Evi insegue. A Konic, dove passeremo la notte, cerchiamo il bagnetto ma ci indirizzano alla piscina comunale, nuovissima ed animata da musica dance… Esploriamo la cittadina. Proprio di fronte, al di la del fiume c’è una fila di palazzi di 7-8 piani, l’impressione non è delle migliori, ma dopo un rapido giro di ambientamento sembra più armonica. Passiamo sopra un ponte di pietra in costruzione, è un cantiere ma non siamo i soli. Si tratta probabilmente di una ricostruzione e sono tutti impazienti. Le case verso la montagna, tra i pini, assomigliano a chalet, la gente ammucchia la legna. E’ venerdì sera e le luci sul fiume sono accese ma siamo in montagna, niente Pelincovac, Vodka.

Si parte dopo una bella colazione e doppio caffè, ma affiora un po’ di stanchezza. Siamo costretti ad abbandonare la Neretva che sgorga piu ad est. Dovremo affrontare la salita che ci hanno descritto quale l’unica vera verso Sarajevo. E’ così: chi lavora alla ricostruzione del ciglio fa una pausa, ci fermiamo anche noi, poi un centro abitato e ci beviamo un bel succo, peccato anche qui CocaCola la faccia da padrone. Riprende il saliscendi, a volte sono tentato di fermarmi ancora per curiosare, ma la strada scorre veloce fino in città. Per l’ultimo tratto la stanchezza ci porta a decidere di imboccare quella che sembra autostrada, che ci porta nella periferia di palazzoni ed il pranzo è un po’ di plastica ma dovuto. Ritrovato un fiume incontriamo un bel negozio di ciclismo dove finalmente gonfio le gomme. Le bici sono serbe, ed al rientro scoprirò dai racconti di un amico che li le città medio grandi hanno una bella dotazione di piste ciclabili e che esiste ancora il rispetto per chi pedala. In centro, tramite agenzia troviamo ospitalità da una famiglia che abita poco lontano. Da qui si gode di un bel panorama sulla valle. Si decide che le bici per ventiquattro ore resteranno parcheggiate sul terrazzo.

Che fatica non pedalare. Per la stanchezza accumulata durante la settimana o per i cevapi della sera prima? Fattostà, stento per le vie del centro un passo dopo l’altro. In città c’è il Film Festival, è sabato, una giornata di sole, i turisti non sono i soliti in camicia hawaiana, c’è chi ribadisce che il paese è diviso e che l’equilibrio tra le etnie sia molto fragile; al rientro leggo che l’odio etnico, come nelle recenti guerre sia fomentato per interessi della politica e dagli interessi colonialistici.

Il programma prevede di tornare sulla costa col treno ma non prima di aver fatto un giretto in città. Scaliamo le pendici a nord del centro approfittando della calma domenicale, anche a Sarajevo il traffico è indigesto. I minimarket sono aperti e fanno affari, i bambini giocano per strada e nei cortili, il parco zoologico è affollato, l’ospedale intimorisce. Campi di croci, mezze lune, o misti. Eccoci alla stazione in stile socialista; per il biglietto si deve attendere la pausa dei commessi che al rientro compilano a mano i documenti di viaggio. Il treno è puntuale, le bici in un angolo spodestano i viaggiatori agorafobici, «è permesso dal regolamento» sembra spiegare il ragazzo con la barba a quello insofferente che se ne fa una ragione. A Ploce è notte, la stazione non è meno monumentale, i palazzi sul golfo sembrano di ferro fuso, un albergo due pizzerie. La città nata da un porto militare è diventa residenza estiva per i dipendenti dell’esercito, ma di recente ho letto che di armi ne transitano ancora.

Passare dal delta del Neretva ci obbliga ad allungare ma ne vale la pena e per pomeriggio siamo a Ston. Il fiordo dove le boe degli allevamenti di crostacei ci fanno pregustare la cena sembra stretto al collo dal passaggio di mura a Mali (piccola) Ston. Aspettando la camera facciamo una scappata anche a Broce e lo stile elegante è lo stesso.

Dopo la mattinata al mare la voglia è scarsa e fermarsi a Trsteno è una scoperta. Non visiteremo la villa ma nel buio della notte la discesa agli scogli del porto conferma l’impressione che il paese sorga all’interno di un bosco.

Stavolta siamo a Dubrovnik, il ponte passa veloce prima di pensare ad una foto. Il porto è li e facciamo i biglietti per il rientro, poi in un momento siamo alle mura, alla pensione e nuovamente appiedati per la città vecchia. C’ero passato da bambino ma non ricordavo lo splendore della pietra chiara e se avessimo allora scovato le spiagge di scogli ne avrei conservato un ricordo migliore. Buona parte degli edifici e la quasi totalità dei tetti sono stati ricostruiti. Il 1991 è stato l’anno orribile per la città che non ha mai smesso di resistere. Anche qui, nonostante il turismo e gli appuntamenti culturali estivi, nella gente le ferite sono ancora aperte.

Ripartiamo ma solo domani, a Lambrate, mi convincerò che il viaggio è terminato.

Annunci

Un giallo italiano

14/07/2009

Nocentini Le foto di una carriera per l’italiano che da tre giorni veste la maglia di leader del Tour


In chiesa, in bici..

10/07/2009

ma anche a piedi… l’importante sembra mollare la scatola almeno la domenica, godersi lo spazio già limitato della strada. Che poi il marciapiede va difeso!!

in chiesa in bici


Rivediamoci mercoledì

5/07/2009

alla massa critica legnanese

cmtondo


Galera e punti

3/07/2009

L’1 luglio il senato approva, posta la fiducia, il Disegno Di Legge 733, tristemente noto come decreto sicurezza. I cittadini stranieri residenti clandestinamente sul territorio divengono dei criminali e non potranno nemmeno riconoscere il proprio figlio. I pubblici ufficiali hanno l’obbligo di denuncia degli irregolari. Portate nei Centri di Identificazione ed Espulsione (gli ex Centri di Permanenza Temporanea, quello di Lampedusa o di via Corelli a Milano, per intenderci, ), tali persone potranno rimanere recluse per 6 mesi…..

Tra le conseguenza meno gravi ed eclatanti, almeno all’estero, dove l’opinione pubblica pare mantenere un pizzico d’umanità, una riguarderà alcuni ciclisti, quelli in possesso di patente di guida: decurtazione dei punti anche per infrazioni commesse pedalando.