CICLOFFICINA E CICLONUDISTA E C C

Procediamo con ordine:

la ciclofficina stecca oggi e tutti mercoledì di luglio apre dalle 15e30 fino alle 22, con baretto cibarie (offerte dagli avventori, session meccaniche e possibilità di cimentarsi tra le seguenti specialità di ciclismo indor surrealista:

Ci siamo il I mercoledì di agosto? Sembra più probabile rispetto al classico II e potrebbe essere l’occasione di anticipare tutti i successivi appuntamenti mensili, nonchè di presentarsi in nude look, o quasi. In verità l’appuntamento mondiale della ciclonudista era il 10 giugno, ci era sfuggito, ma è evidentemente facoltativo per i gruppi cittadini organizzarne una. Che vogliamo fare a Legnano? Aspettiamo l’anno prossimo per presentarci più in forma e numerosi?

Aspettiamo i pareri di tutti, soprattutto sull’appuntamento agostano.

+ bici + natura

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7 Responses to CICLOFFICINA E CICLONUDISTA E C C

  1. Saltatempo ha detto:

    voglio imparare a giocare a ciclotappi!! nessuno con esperienza si sente di organizzare un minicorso prima della partenza della prossima massa legnanese? okay, la smetto..

    per quanto riguarda le iniziative ad agosto non ci sarò.. ma resterò sintonizzato sul blog e continuerò a tifare per le bici e per chi ci sta sopra.. ovviamente..

  2. Andrea Agro ha detto:

    A luglio ci si vede? L’appuntamento del secondo mercoledì (dovrebbe essere il 12) del mese è confermato?

  3. vecchioAlex ha detto:

    Trascrivo un post tratto da http://www.beppegrillo.it, è una cosa che interessa soprattutto gente come noi…
    …non è che qualcuno conosce una petizione da firmare per eliminare i suv dalle città? o per abbassare i limiti di velocità? o per ricordare alle istituzioni che non esistono solo le auto?

    L’economia della morte

    E’ matematico: quando si costruisce una strada si inaugura una nuova contabilità dei morti che saranno in seguito ricordati con mazzi di fiori, cippi, lapidi, fotografie, le cui testimonianze sono ovunque. Piccoli cimiteri on the road. Circa settemila persone ogni anno muoiono sulle nostre strade, quasi venti al giorno. E un numero spaventoso, vicino a settantamila, è quello dei feriti, molti con lesioni permanenti. I giornali di provincia aprono sempre con la cronaca mortuaria del motociclista che si schianta contro un palo o con lo scontro frontale sulla statale. Negli ultimi trent’anni facendo due conti dovrebbero essere morte più di duecentomila persone.

    Nessuno dice niente. Le società automobilistiche fanno le loro pubblicità con macchine sempre più potenti, che ti invitano a violare i limiti di velocità. L’eccesso di velocità è una delle cause principali degli incidenti. Ci rompiamo tanto i c..ni per un paio di spinelli e non regolamentiamo una pubblicità antisociale ed omicida. Non imponiamo ai costruttori un limite di velocità. I media riportano le notizie con una rituale indifferenza. Le istituzioni invece di promuovere il decentramento e il telelavoro sviluppano la concentrazione e la mobilità. E’ l’economia bellezza. L’economia delle auto, della benzina con le accise statali, dei finanziamenti per l’acquisto delle auto. Dei morti economici che valgono molto meno dei morti di guerra. Se ne parla poco, sono morti banali, un po’ superficiali. Un po’ se la sono cercata. La quantità contro la qualità. Uccidono più le pubblicità delle auto delle mine anti uomo.

    E allora voglio la par condicio. Voglio anch’io dire la mia sulle reti nazionali (le NOSTRE reti nazionali) con un spot che faccia capire che la velocità è violenza, che è un mito del passato, di persone vecchie, finite, che si gratificano con la marmitta invece che con la f..a. Si, voglio tornare in televisione per 30 secondi, subito dopo ogni pubblicità mortuaria, per ricordare, soprattutto ai giovani, che la vita è altro, è altrove. Non nei pneumatici, nelle ruotemotrici, nei 220 all’ora, nelle Suv.
    I velocimani sono dei poveretti, ma il vero problema è che non sanno di esserlo.

    Ps: “La velocità è il maggiore assassino sulle strade e secondo l’Unione Europea (EU) il ridurre la velocità media di guida di 3 km/h salverebbe attorno a 5000-6000 vite ogni anno e preverrebbe attorno a 120.000-140.000 incidenti, risparmiando € 20 miliardi in costi… portando la velocità nei centri cittadini da 30 km/h a 50 km/h aumenta il rischio di morte per i pedoni di 8 volte”. Da Wikipedia.

  4. Saltatempo ha detto:

    Curioso (anche se non troppo..): anch’io avevo pensato di riportare questo intervento di Beppe Grillo all’interno di questo blog..

    Anche a Legnano, soprattutto a Legnano i suv spuntano come funghi. Ogni volta che ci penso mi viene una grande tristezza. Credo che sarebbe bello che, magari proprio da questo blog, si riuscisse ad organizzare una piccola campagna di sensibilizzazione anti-suv.
    Questa è la mia opinione, mi piacerebbe sapere come la pensate voi.. vi esorto, se avete idee a riguardo ad inoltrarle..

    W le ruote sottili
    (e ricordate: ci vediamo settimana prossima!!)

  5. P162 ha detto:

    “Il piacere della bicicletta è quello stesso della libertà, forse meglio di una liberazione andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo, senza servitù come in treno.

    La bicicletta siamo ancora noi , che vinciamo lo spazio e il tempo; stiamo in bilico e quindi nella indecisione di un giuoco colla tranquilla sicurezza di vincere; siamo soli senza nemmeno il contatto colla terra, che le nostre ruote sfiorano appena, quasi in balia del vento, contro il quale lottiamo come un uccello.

    Non è il viaggio o la sua economia nel compierlo che ci soddisfa, ma la facoltà appunto di interromperlo e di mutarlo, quella poesia istintiva di una improvvisazione spensierata, mentre una forza orgogliosa ci gonfia il cuore di sentirci così liberi.

    Domani la carrozzella automobile ci permetterà viaggi più rapidi e più lunghi, ma non saremo più né così liberi né così soli: la carrozzella non potrà identificarsi con noi come la bicicletta, non saranno le nostre gambe che muovono gli stantuffi, non sarà il nostro soffio che la spinge nelle salite.

    Seduti come in un treno non ci tornerà più l’illusione di essere giovani, correndo coll’impeto stesso della giovinezza; non avremo trionfato del vento, non ci saremo ritemprati nella fatica al sol; ma la nuova macchina c’imporrà le preoccupazioni dei propri guasti non riparabili al momento, c’impedirà di sognare, perché non potremo più guidarla istintivamente, e ci darà il senso doloroso del limite, appunto perché separata da noi, sospinta da una forza che non può fondersi colla nostra”..

    di Alfredo Oriani
    Scritto in occasione di un suo viaggio in bicicletta nel 1918 tra l ‘Emilia e la Toscana.
    tratto da IN BICI -“Il piacere della bicicletta” di Enrico Caracciolo”

  6. teo ha detto:

    ops…
    cmq andate sul sito di mente locale http://www.radiopopolare.it/mentelocale/

    e scorrete fino in fondo il menù sulla sx

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