
Tutto cominciò con il cuscinetto a sfere, l’invenzione della seconda metà dell’Ottocento grazie alla quale tanto l’automobile quanto la bicicletta diventano possibili. E lo diventano in contemporanea, dunque è falso pensare alla bicicletta come a qualcosa di arretrato e di preindustriale, quasi un ritorno all’età della pietra! A un dato momento si apre un bivio di portata storica: da una parte la strada che conduce a una maggiore libertà nell’equità, dall’altra l’illusione di una maggiore velocità progressivamente paralizzante. Rispettivamente: il mondo della bicicletta e quello dell’automobile.
E’ Ivan Illich a sottolineare questo passaggio cruciale dell’umana evoluzione nel saggio Elogio della bicicletta, finalmente tradotto in Italia da Bollati Boringhieri a oltre trent’anni dalla stesura originale. Il testo, nonostante i cambiamenti socioeconomici e culturali e i decenni trascorsi, è di un’attualità straordinaria, tanto più che Illich aveva visto bene verso dove la società dell’automobile ci avrebbe portato.
La sua è un’analisi scientifica, lucida, che nulla concede al sentimentalismo, e forse sta proprio qui la sua forza. I motivi che ci devono spingere a cambiare direzione sono razionali e oggettivi e hanno una loro forza necessitante.
Illich parte dal dato che la nostra è una società energivora, che di energia si ingozza fino a soffocarne. Ora, il problema è stabilire la soglia energetica oltre la quale si arriverebbe al collasso: si tratta però di un compito politico, di quella che lui definisce una “controricerca”.
La distinzione fondamentale da cui partire è quella che passa tra trasporto e transito: il primo ha a che fare con la logica del valore di scambio e del monopolio radicale da parte del capitale industriale, mentre il secondo è prodotto dal lavoro ed è essenzialmente valore d’uso. Il trasporto, che tende a marginalizzare, fino a distruggerlo, il transito diventa progressivamente per gli individui un fattore alienante: “il passeggero che consente a vivere in un mondo monopolizzato dal trasporto diventa un angosciato e forzato consumatore di distanze delle quali non può decidere né la forma né la lunghezza”. L’alienazione arriva a tal punto che “incontrarsi” significa per lui essere collegati dai veicoli (si pensi a quanto oggi ciò sia vero anche sul fronte della comunicazione: l’invio di messaggi digitali è la nuova frontiera dell’alienazione dei corpi…).
Illich si spinge fino a dare una lettura “di classe” della deformazione spaziotemporale del movimento: dimmi a che velocità vai e ti dirò chi sei! Traduciamo nel presente e otteniamo: dimmi quant’è grosso il tuo Suv…
Vi è poi la questione dell’ostruzione del traffico da parte del trasporto (saturazione fisica e ambientale, piramide di circuiti inaccessibili, espropriazione del tempo in nome della velocità) e, connessa a ciò, la determinazione della velocità-limite entro la quale il trasporto potrebbe favorire il transito: Illich non esclude che entro quel limite vi potrebbe essere un importante fattore di ausiliarietà (l’ipotesi è quella di una velocità di punta di 40 km/orari!).
Illich conclude la sua analisi individuando tre modelli di mobilità nell’odierno scenario globale: società sottoattrezzate, che cioè non garantiscono il diritto all’automobilità dei cittadini nemmeno alla velocità della bicicletta; società sovraindustrializzate dove vige il dominio dell’industria del trasporto; ma tertium datur: “c’è posto per il mondo dell’efficacia post-industriale [...] per un mondo di maturità tecnologica”, che cioè vada verso la duplice liberazione dall’opulenza e dalla carenza, che sposti l’asse dal trasporto al transito, dal monopolio alla libertà, che operi una “ristrutturazione sociale dello spazio che faccia continuamente sentire a ognuno che il centro del mondo è proprio lì dove egli sta, cammina e vive”. Ma ciò, di nuovo, non è oggetto di deduzione, quanto piuttosto di decisione politica: la rotta da prendere non è segnata sulle carte!
Il testo in lingua originale, intitolato Energie, vitesse et justice sociale, dovrebbe essere consultabile sul sito della casa editrice http://www.bollatiboringhieri.it sotto la voce Incipit (fino ad oggi ho provato, ma non è ancora disponibile).
In coda al volume vi è anche un piccolo saggio dell’antropologo Franco La Cecla, intitolato Per una critica delle automobili, sferzante e quantomai efficace, dove viene fatto il punto trent’anni dopo il testo di Illich.
Ivan Illich (1926-2002) è stato un filosofo, storico, antropologo e teologo tra i più eretici e interessanti del ‘900. Tra le sue opere, tradotte in italiano: Descolarizzare la società (Mondadori 1972), Il genere e il sesso. Per una critica storica dell’uguaglianza (Mondadori 1984), Nemesi medica. L’espropriazione della salute (Bruno Mondadori 2004).

11/12/2006 alle 21:55 |
Complimenti per l’ottimo intervento. Spero che sia il primo di una lunga serie!
12/12/2006 alle 11:10 |
Belli soprattutto due passaggi.La differenza tra trasporto e transito e la lettura di “classe”…dimmi a che velocità vai e ti dirò chi sei.
Lo metto nel carrello della spesa.
20/01/2007 alle 18:30 |
Ma quante kakkiate siete riuscite a dire in così poke righe!!! la biciletta è un mezzo di piacere… NOn certo un mezzo ke si sobbarca il peso del mercato e del business. La makkina è necessaria xkè sfrutta la fisica e la natura x far fare all’uomo tutto meglio e + velocemente. Andate al lavoro a milano spostandovi da milano sud a milano nord in bicicletta. Come ci arrivate? Poi la lettura di classe… ke dire… i solito pupulisti comunisti. Se c’è ki ha fatto fortuna con abilità e impegno nella vita xkè deve essere nella stessa condizione degli operai? si vuole comperare il suv ke se lo compri… se poi voi finit ambientalisiti ( in realtà solo anti capitale) avete a acuore la biciletta usatela… quando vedo prodi o uno dei verdi in makkina xo’ vi piglio a pesci in faccia. Il comunismo è fallito… è inutile ke vi skierate sempre contro la rikkezza… pur di skiantarvi contro la relatà del capitalismo pure contro la tecnologia dell’automobile siete… Ke menti geniali siete
22/01/2007 alle 16:36 |
caro max, in quanto a sciocchezze in poche righe è una bella gara, comunque brevemente:
-anche la bicicletta è una macchina piuttosto moderna, non è mica stata inventata nell’età della pietra…
-certo che andare in bicicletta è piacevole, di sicuro non lo è rinchiudersi per ore in coda ogni giorno in quelle luccicanti, confortevoli e pur sempre puzzolenti lattine mobili
-per spostamenti lunghi si può pensare alla combinazione di bicicletta e altri mezzi
-nessuno vuol vietare a nessuno di comprarsi il SUV, magari si può pensare (visti gli spazi immensi tipo Arizona delle nostre città) di farli circolare incolonnati uno sull’altro, che dici?
-il fatto che ti possa non piacere la lettura di classe non significa che le classi non esistano, così come il fatto che uno sia ricco non vuol proprio dire che necessariamente sia anche abile e intelligente, no?
-di come Prodi o i verdi circolino mi frega poco, io parto da me (l’appellativo “voi” comunisti, “voi” finti ambientalisti, ecc. può essere comodo solo quando si hanno pochi argomenti o si ha paura di perdere bussole o bersagli…)
-la tecnica e la tecnologia hanno qualche migliaio di anni in più del capitalismo, e di sicuro gli sopravviveranno
-ma quelli superideologizzati non erano i comunisti?
ciao e fatti qualche pedalata o camminata in più, aiuta a pensare!
17/07/2007 alle 9:56 |
Chi scrive usando le k e le x e straparla di comunisti ha qualche problema di comunicazione (quantomeno).
Trovo l’articolo su Illich molto interessante, tanto da pubblicarne uno stralcio -citando la fonte- sul prossimo n. di Ruotalibera, il giornalino degli Amici della Bicicletta di Verona.
Spero che non vi offendiate.
Buone pedalate a tutti.
14/09/2007 alle 11:05 |
Dai rega…siamo seri. Concordo sul fatto che la bicicletta sia un ottimo mezzo per spostarsi. Certamente se nelle grandi città fosse più sicuro circolare sulle due ruote “NO OIL” la sua diffusione sarebbe maggiore e tutti ne trarremmo vantaggio. Io stesso mi sposto il più possibile in giro per Milano in bici.
In ogni modo, non citerei questo testo in cui chi va in auto viene definito come “persona che si sposta imprigionata con delle cinghie”…è un testo assurdo ed estremista evocato dalle viscere dell’inferno generato da qualcosa di esterno alle sfere del nostro universo la cui malvagità va oltre ogni umana concezione…
…Cthulhu Ft’hagn!!!
14/09/2007 alle 11:16 |
Voto per un giro in bici in Oltrepò anzichè leggere quel libro.
Molto più diretto per capire quanto è meglio la bici della macchina.. e a limite ci si ferma a fare pic nic con un po’ d vinello per parlare sul campo della “ristrutturazione sociale dello spazio che faccia continuamente sentire a ognuno che il centro del mondo è proprio lì dove egli sta, cammina e vive”.
14/09/2007 alle 11:34 |
Visto che sono stati citati l’Oltrepò e il Lovecraftiano Illich nello stesso discorso.. nn posso pensare che le coincidenze nn esistano.. sicuramente qualche benevolo motore universale veglia su di noi..
a tal proposito invito tutti quanti all’iniziativa scaturita dalla benefica e rigenerante lettura del suddetto libercolo..
in data da decidersi si sta organizzando una gigantesca biciclettata culminante in grigliata a base di salamelle e weizen beer.. pezzo forte della giornata la tumulazione dell’”Elogio” in un sarcofago di cemento appositamente rivestito di smog ..al fine di confinarlo in un limbo di prigionia perpetua e regalare al mondo spensierate e ariose pedalate
maggiori dettagli in seguito Buona via e buoni auspici
14/09/2007 alle 15:35 |
Non ho molto capito che cosa ci sia di così “infernale” nell’Elogio di Ilich. Al di là della generica e non meglio definita accusa di “estremismo”, credo che sarebbe più utile formulare critiche puntuali e argomentate.
Comunque vada per la biciclettata, ma non presenzierò alla grigliata visto che sono vegetariano…
23/11/2007 alle 14:55 |
Il cuscinetto a sfere, congegno che ha permesso la costruzione delle biciclette e dei motori, e’ una importante invenzione.
La bicicletta si puo’ usare, per spostarsi in un raggio di 5 km.
Questa distanza si puo’ coprire in 20′ o 30′ (una velocita’ media tra i 20 e i 10 km/h.
Nelle grandi citta’ l’uso della bicicletta e’ limitato al quartiere.
Distanze maggiori, per recarsi al lavoro, sono “defatiganti”.
Io la uso a Genova appunto per percorrere 5 km, da Dinegro a Marassi.
I percorsi in salita si superano facilmente con i rapporti mountan bike.
Nel 1967 , quando mi trasferii a Genova, le corone dentate, anteriori o posteriori, di 30 e piu’ denti, non erano in commercio.
I problemi maggiori per i ciclisti sono rappresentati dalla mancanza di spazi per custodire le biciclette.
Nelle grandi citta’ si abita in condominii di molti piani; non la si puo’ portare in casa ne’ lasciarla nell’ingresso.
Il traffico invece non e’ un problema per coloro che hanno dimistichezza.
Sono piuttosto un problema i sensi unici e i semafori, che nascono come funghi.
ecc. ecc.
Franco Tadiotto Genova
PS
Se qualcuno e’ interessato posso portarlo a spasso in citta’.
Il mezzo ideale sarebbe un tandem.
La Legnano potrebbe metterlo a disposizione.
Ho partecipato ad allenamenti con Bianchetto e Beghetto (medaglie d’oro della velocita’ a Roma nel 1960; Bianchetto con Damiano vinse anche nel 1964 a Tokyo) della mitica “Ciclisti Padovani”
19/12/2007 alle 14:52 |
Sono tornato per leggere i commenti.
L’ultima volta non avevo tempo.
Consiglio a tutti di leggersi il libro per intero.
Sono 100 pagine circa e costa 7 euro.
Ci sono anche osservazioni sull’istruzione.
Il libro piu’ conosciuto di Ivan Illich e’ “descolarizzare la societa’ ”
In “elogio della bicicletta” (titolo originale “energie et equite’ “) e’ ancora piu’ chiara la sua critica alla scolarizzazione.
Sostiene che in nome di una istruzione obbligatoria, si impedisce di imparare col lavoro.
ecc. ecc.
Cita anche, restando nel campo ciclistico, le ruote con i raggi tangenziali: quanti lo sanno?
27/12/2007 alle 17:29 |
Io vivo a Piacenza e mi muovo in bicicletta, senza grossi problemi, tranne quando piove.
Non lo faccio per mero spirito ecologista, ma perché risparmio e ci metto meno tempo che in macchina, peraltro uso l’automobile (utilitaria) per quando piove o devo andare fuori città a breve raggio, in quel caso non ci sono grosse alternative all’uso dell’auto, anche se mi piacerebbe fosse elettrica e piccola.
Anacho
…Cthulhu Ft’hagn!!!
Maledetti Kultisti!
15/02/2008 alle 13:14 |
CARO MAX XCHE` NON IMPARI A SCRIVERE CON GLI SPAZI NEL POSTO GIUSTO E USARE LA “CH” INVECE DELLA “K”?
PREOCCUPATI + DI QSTO CHE DELLA BICICLETTA
2/03/2008 alle 11:24 |
Ottima lettura, ottima sintesi
Ciao, buona pedalata a tutti
Sante
16/03/2008 alle 0:56 |
Volevo segnalare un avvenimento…
oggi è il mio compleanno e il famigerato elogio che avevo regalato a tradimento a Daniele si è teletrasportato in un mio pacco regalo ..x cui ora è in mio possessso aiuutooooo mi divorerà in pieno giorno sotto forma di demone invisibile
…Cthulhu Ft’hagn!!!
16/03/2008 alle 15:34 |
auguri allora! e buona lettura
26/04/2008 alle 23:44 |
[...] viejas bicis un poco derrumbadas que fotografié en Ferrara hace una semana? ¿Conocen el libro Elogio a la bicicleta escrito por Ivan Illich? Elogia a un medio de transporte aún vigente y anti-contaminación. La [...]
26/04/2008 alle 23:45 |
[...] bici un po’ arrugginite che ho fotografato a Ferrara una settimana fa? Conoscete il libro l’Elogio alla bicicletta scritto da Ivan Illich? L’elogio ad un mezzo di trasporto ancora attualissimo e [...]
17/10/2008 alle 17:39 |
beh…..dopo 1000 km in giro per l andalucia ho finalmente trovato una spiegazione filosofica della passione. GENIALE!
6/11/2008 alle 0:14 |
vogliamo un resoconto